Quando Facebook diventa il metro delle nostre esistenze

4 novembre 2009
Autore: Osvaldo84

Qualche giorno fa ho potuto appurare i risultati di un piccolo esperimento Web 2.0 (goliardico se volete, ma pur sempre un esperimento).

Circa un mese prima del mio compleanno, ho pensato bene di anticipare di due giorni la data che appare sul mio profilo Facebookkiano, inserendo un artificiale 28 ottobre invece che il veritiero 30. Canaglia eh?

Forse un po’… ma mi difendo dicendovi che l’unico fine di questo esperimento è stato quello scientifico: dimostrare che l’influenza di Facebook sulle nostre vite ha raggiunto un livello tale da far diventare la creatura di Mark Zuckerberg – in soli cinque anni di vita – un vero e proprio metro delle nostre esistenze.

Volete sapere i dettagli dell’esperimento?

Vi do qualche numero con leggera approssimazione: su 250 friends (o almeno erano 250 ma dopo questo scherzetto qualcuno mi ha rimosso dalla lista!), ho avuto la fortuna di ricevere circa 50 messaggi virtuali di auguri il 28 ottobre (il 20% del totale); 20 persone (nemmeno il 10% del totale) hanno aspettato il 30 ottobre per gioire su Facebook del mio 25esimo compleanno.

Qualcun altro mi ha contattato per gli auguri il 28 ottobre (vi ricordo, la data artificiale) tramite cellulare, email o addirittura di persona. Come mai? Semplice: pur non volendo utilizzare il canale del social network per augurarmi buon compleanno (troppo “banale”?), queste persone avevano preso come certo il dato presente su Facebook.

Risultati dell’esperimento?
A parte tutti coloro che non potevano effettivamente conoscere la vera data del mio compleanno e con cui mi scuso per la birbanteria, mi fanno riflettere tutti i messaggi virtuali e non provenienti da coloro che conoscevano bene – anche da molti anni – la vera data, ma hanno inspiegabilmente dato retta a quella artificiale apparsa su Facebook.

Cosa ci sta accadendo? Proiettiamo sempre più le nostre vite sulla realtà virtuale, attribuendo a quest’ultima un’aura di incontestabile verità.
E la realtà? La abbandoniamo piano piano. In fondo, è troppo complicata: bisogna pensare, socializzare o – addirittura – ricordarsi le date.

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