L’appeal post-mortem di un attore

4 novembre 2009
Autore: Gioska

Dicono che se muori giovane tutti si ricorderanno di te per sempre.
Che se facevi l’attore, o la rockstar, la tua carriera si cristallizza nel momento esatto in cui la morte la ferma. Che, da quel momento in poi passi dall’Olimpo delle star al Paradiso dei PerSempreConsacrati, dei miti leggendari, di quelli che da morti sono sempre più di quanto non fossero mai stati in vita.

Chissà se Heath Ledger - scomparso poco più di un anno fa, in una serata qualunque nella Soho chiassosa che piace alle star – aveva preventivato che la sua carriera si sarebbe fermata al Joker de Il cavaliere Oscuro. Che chiunque, dopo, avrebbe poi ripercorso tutte le tappe della sua breve vita da attore, celebrandola come in un requiem spettacolare, analizzandola in tutti i suoi passaggi pubblici e privati.
Chissà se ingurgitando quelle pillole, tra anti-depressivi e sonniferi, voleva ammazzarsi o dormire.

Ai giornali questi dorati decessi piacciono molto. Possono montare su un caso (se si muore per morte violenta, o, ancora meglio, per meccanismi di auto-distruzione), possono avvalorare certe parole dette, le interviste rilasciate, e analizzare quelle frasi a metà, quelle foto rubate, quel red carpet di lusso.

Heath faceva parte di una generazione di attori freak: poco socievole, molto piacevole da guardare, burbero quanto basta; allergico ai teen-movie che pur lo avrebbero voluto a frotte dopo Dieci cose che odio di te del 1999; avventuroso in Il destino di un cavaliere (2001); demenziale ma intellettualoide in I fratelli Grimm e l’incantevole strega (2005); gay e passionale nel pluripremiato e pluricensurato (alla tv italiana, ma questa è storia vecchia) I segreti di Brokeback Mountain del 2005; diabolico e cocainomane nell’ultima fatica che gli ha regalato un Oscar, il Joker de Il cavaliere oscuro (2008).

Molte cose si possono dire di un bravo attore come Heath Ledger, perché uno bravo fa scelte oculate e non ovvie.
Uno bravo scaccia a parole grosse i fotografi perché non è il tipo che li chiama per farsi riprendere mentra addenta un cheesburger. Bravo è chi non va alle feste glitterate rischiando di sembrare uno che se la tira, perché di glitter non gliene importa un tubo. Bravo è quello che sceglie la sceneggiatura e non il prodotto commerciale, che se ne frega di fare il gay innamorato se quella storia racconta con pudore di passione e sentimento.

Ma soprattutto, Heath Ledger ormai è morto, e questo, per tutti, è lo status che lo rappresenta di più.

Così, se muori, puoi vederti recapitare al tuo nuovo indirizzo un Oscar – chissà dove, poi, e se arriva integro a destinazione; puoi sentire ciò che viene detto di te dai critici che ora ti acclamano mentre prima ti apprezzavano, dai fan che ti venerano e che prima ti seguivano, dai registi che si mangiano le mani per non averti avuto come protagonista di un loro film, mentre prima semplicemente ti avevano depennato per scegliere Johnny Depp.

Se muori sei leggenda, mica uno qualunque.

Se sei Heath Ledger, morto il 22 gennaio 2008 per un overdose di sonniferi, e l’ultimo film che hai lasciato alle folle è una discreta pellicola in cui il vero protagonista pipistrello è eclissato da un cattivo, bugiardo, meschino, schizoide, paranoico e pericoloso, anche da morto avrai una certa reputazione da mantenere. E non quella di cattivo, bugiardo, schizoide, paranoico e pericoloso, bensì di grandissimo attore, di cui onestamente nessuno si ricordava, se non per quel film scandalo sugli omosessuali o per quella commediola come tante.

Questo prima. Ma se muori da solo, e in silenzio, in una stanza a Soho, lasciando una figlia piccola, forse qualche fidanzata in giro e una buona pellicola in lavorazione (Parnassuss, l’uomo che voleva ingannare il Diavolo, 2009), diventi un artista maledetto e ribelle, costretto a vivere per sempre in questi panni, anche se ormai, dopo un sospiro di sollievo, sei morto.

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3 Commenti a “L’appeal post-mortem di un attore”

  1. davidelico scrive:

    Sono infastidito dalla mitizzazione dei defunti: se era considerato solo un buon attore in vita, perchè deve diventare un mito da morto?

  2. altroseo scrive:

    quoto in pieno davidelico, ma un voto lo meriti lo stesso! ;)

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